Per ogni banca che affonda ci sono obbligazionisti che annegano

Pubblicato il 10 dicembre 2015 | News

monti-priorita-salvataggioMILANO - Valgono 60 miliardi di euro le obbligazioni subordinate, e perciò potenzialmente azzerabili in caso di fallimento, emesse dalle banche italiane e in circolazione. Dentro le oltre 360 emissioni, secondo i dati pubblicati da Consultique ci sono titoli dei colossi Unicredit e Sanpaolo, ma anche di banche medie e di Bcc. Oltre 150 con ‘tagli’ piccoli da 1000 euro e perciò in mano a piccoli risparmiatori.

Quello delle obbligazioni non è un valore potenzialmente a rischio nella sua totalità. Una risoluzione di Unicredit o Intesa Sanpaolo e delle banche medio-grandi, tutte sopra i limiti regolamentari in quanto a patrimonio è difficle, ma ci sono comunque le emissioni di banche in sempre maggiore difficoltà. Scorrendo i dati raccolti dagli analisti indipendenti di Consultique e rielaborati dall’ANSA si rileva come la gran parte delle obbligazioni subordinate, oltre due terzi, sia sprovvista di rating. Di quelle con rating circa una cinquantina non arriva a un giudizio di ‘investment grade’. Altro elemento da considerare è che oltre un terzo delle emissioni è potenzialmente illiquido e quindi non vendibile sui mercati quando la situazione inizia a farsi difficile seppure alle volte questo comporti una perdita del valore evitando comunque l’azzeramento totale in caso di perdita. Proprio la mancata possibilità di cedere i bond sul mercato Otc (ovvero non regolamentato) ha causato per la gran parte dei risparmiatori delle 4 banche mandate in risoluzione la perdita totale dell’investimento. In quel caso ad essere coinvolti sono stati bond per circa 800 milioni di euro. Solo pochi fortunati (e ben consigliati) sono riusciti ad esempio a cedere in extremis poco prima del decreto di risoluzione alcune obbligazioni Banca Marche ricavando il 50% dell’investimento.

Secondo la direttiva Ue sulla Brrd poi recepita dalla legge italiana i bond subordinati concorrono a ridurre le perdite in caso di risoluzione subito dopo gli azionisti e prima dei depositanti sopra i 100mila euro (che invece nel caso italiano non sono stati comunque toccati). I subordinati infatti concorrono al patrimonio della banca e quindi sono strumenti potenzialmente rischiosi anche se, non sempre, sono stati venduti e presentati come tale ai risparmiatori. Le scadenze inoltre sono in genere lunghe e i taglì di vendita sono anche piccoli o piccolissimi. La soglia dei 100mila euro, che segna tradizionalmente lo ‘spartiacque’ con gli investitori istituzionali o comunque più smaliziati, è una caratteristica di 38 bond. Infine i tassi di rendimento che di norma sono strettamente correlato con la pericolosità dell’investimento presentato variazioni grandissime fra i titoli: si va da poco più dell’1% a rendimenti attorno al 10% delle ultime emissioni emesse pochi mesi fa dalla Popolare Vicenza e da Veneto Banca, già in gravi difficoltà. In questi casi però la soglia minima di sottoscrizione è di 100mila euro.

Fonte: m.repubblica.it del 05.12.2015

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