Inchiesta sulle Popolari, Renzi interrogato dai PM

Pubblicato il 24 giugno 2016 | News

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Nel mirino delle indagini legate al Decreto sulle Banche Popolari, gli investimenti di Davide Serra e gli acquisti di Carlo De Benedetti. Si cerca chi ha spifferato i contenuti del decreto di Renzi.

Il 20 maggio scorso Matteo Renzi è stato sentito dai pm di Roma. Al centro dell’interrogatorio, come scrivono Corriere della Sera, Repubblica e Fatto Quotidiano, le speculazioni che si sono abbattute sulla Borsa di Milano nei giorni precedenti al varo del decreto sulle banche popolari.

Il verbale del premier, che ha incontrato i magistrati in qualità di persona informata dei fatti, è stato secretato. “L’analisi della dinamica delle quotazioni nel periodo antecedente al 16 gennaio 2015 (giorno del decreto, ndr) – aveva denunciato il presidente della Consob Giuseppe Vegas davanti al parlamento - evidenzia un’operatività potenzialmente anomala, in particolare per alcuni soggetti che hanno effettuato acquisti prima del 16 gennaio vendendo poi la settimana successiva”.

Dopo questa denuncia sono partite le indagini che si sono concentrate, in modo particolare, su certi investimenti effettuati dal finanziere del fondo Algebris Davide Serra a Londra e sugli acquisti compiuti da Carlo De Benedetti. Proprio l’Ingegnere è, infatti, finito nel mirino della Consob per una plusvalenza di circa 600 mila euro. “L’ipotesi tuttora al centro dei controlli – si legge sul Corriere della Sera – è che alcuni investitori possano aver goduto di informazioni privilegiate di chi, all’interno del governo, aveva preparato il decreto e lavorato per farlo approvare”.

Nel corso dell’interrogatorio, secondo quanto riportato dal quotidiano di via Solferino, Renzi avrebbe negato di aver mai saputo della circolazione di notizie riservate. Eppure, come ha denunciato lo stesso Vegas, i dubbi su una soffiata arrivata da chi stava lavorando al decreto sono tutt’altro che campate in aria. Ne è prova un dispaccio dell’Ansa che aveva anticipato l’intervento del governo sulle Popolari.

Le verifiche della Guardia di Finanza hanno, infatti, rilevato “il frazionamento di alcuni investimenti italiani ed esteri nel tentativo di mascherare l’identità di chi ha operato”.

Nelle scorse settimane, come rivela l’Huffington Post, anche De Benedetti è stato ascoltato come persona informata sui fatti. “Nessun abuso di informazione privilegiata c’è stato da parte della società Romed né tantomeno da parte sua”, ha spiegato l’Ingegnere ribadendo che “le discussioni e le indiscrezioni relative a una possibile riforma delle Popolari erano di pubblico dominio già diverso tempo prima dell’ approvazione del decreto da parte del governo”.

Fonte:  ilgiornale.it 24 giugno 2016

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