Equitalia: cartelle nulle per anatocismo

Pubblicato il 10 giugno 2015 | News

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Milioni di italiani sono alle prese con intimazioni di pagamenti da parte di Equitalia. Si tratta delle cartelle esattoriali che tolgono il sonno a molti contribuenti. Bolli auto, canone Rai, imposte varie e così via, sono i motivi più frequenti per i quali il postino recapita agli italiani la cartella Equitalia. Il mancato pagamento di un’imposta o di una tassa, appena giunge ad Equitalia diventa titolo esecutivo e si carica di aggi, spese di invio, sanzioni ed interessi. Proprio la normativa su questi ultimi è oggetto di riflessione da parte dei contribuenti e di alcune associazioni di categoria. Infatti non è ben chiaro come Equitalia calcoli gli interessi che aggiunge alle cartelle, portando per esempio in un lasso di tempo breve, il pagamento di un bollo auto da 200 euro a superare i 300.

Perché sarebbe possibile chiedere l’annullamento di queste cartelle?
L’applicazione degli interessi per ritardati pagamenti non fissati per legge e l’anatocismo dovrebbero essere fattori capaci di rendere nulli gli atti di pagamento di Equitalia. La norma dice che appena trascorsi 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento, l’importo da richiedere successivamente deve essere maggiorato degli interessi di mora stabiliti ogni anno dal Ministero dell’Economia e Finanze. Il Ministero per stabilire il tasso di interessi da applicare deve basarsi sulla media dei tassi di interesse bancari attivi nel momento della cosiddetta rimodulazione. Negli ultimi anni la rimodulazione del Ministero è stata fatta sistematicamente, mentre non così per quasi un decennio, tra il 2000 ed il 2009. Già questo basterebbe per creare potenziali ricorsi. Inoltre ci sono alcune sentenze della Cassazione (una delle ultime la 7056 del 2014) che hanno di fatto annullato cartelle che non indicavano chiaramente il meccanismo di calcolo degli interessi.

L’anatocismo nelle cartelle esattoriali
Sempre relativamente alle cartelle, bisogna stabilire anche se il cosiddetto anatocismo, ovvero il calcolo degli interessi su interessi, sia equo o no. Infatti all’imposta dovuta, dopo 60 giorni si aggiungono gli interessi che aumentano l’importo da pagare e continuando a non pagare si aggiungono altri interessi che pare siano calcolati, non più sull’imposta dovuta all’origine, ma anche sui primi interessi. La classica capitalizzazione degli interessi, che diventano capitale per il calcolo dei successivi. L’anatocismo nel settore bancario ha da sempre scatenato liti nella politica, ma già con il Decreto competitività di fatto è stato abolito con soddisfazione da parte delle associazioni dei contribuenti e lamentele da parte delle banche. Quindi, se l’anatocismo non è giusto per gli interessi che le banche chiedono ai cittadini su mutui e prestiti, bisogna considerarlo ingiusto anche per le cartelle di Equitalia.

Tre dunque le motivazioni che porterebbero ad avere successo di fronte ad un giudice:

1. Equitalia calcola gli interessi sul capitale e sulle multe, ma quest’ultimo comportamento è vietato dalla legge. Se non esiste una spiegazione valida per quel che riguarda il calcolo degli interessi si può fare ricorso.

2. il Codice Civile vieta tassativamente l’anatocismo, quindi gli interessi non possono produrre altri interessi. Come si capisce se gli interessi di Equitalia sono illegittimi? Nelle cartelle non si spiegano mai i criteri di calcolo, una lacuna che secondo la Corte di Cassazione può annullare il pagamento.

3. il mancato aggiornamento del saggio di interesse da parte della società di riscossione: si può ipotizzare che quest’ultima abbia effettuato personalmente i calcoli, senza seguire quanto previsto dalla legge, altro buon motivo per ricorrere.

Fonte: barone400 da it.blastingnews.com del 7 giugno 2015 e Simone Ricci da newsgo.it dell’8 giugno 2015

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