Crac EUROFIDI. Clienti preoccupati.

Pubblicato il 19 settembre 2016 | News

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Crac EUROFIDI. Clienti preoccupati. Si accendono i riflettori sui CONFIDI Italiani. I dati sono preoccupanti. Se venisse confermata la situazione di dissesto dei consorzi di Garanzia tutto il mondo bancario rischierebbe il tracollo. Chi doveva vigilare? 

EUROFIDI ha una situazione terribile. Di tutto il pacchetto di garanzie prestate 1,091 miliardi di euro sono classificati a sofferenza, ovvero quelli di qualità peggiore, la cui recuperabilità è quantomeno incerta. Poi ci sono 348 milioni di incagli e 128 milioni di crediti deteriorati. Per dare un’idea, la tribolata Montepaschi se la passa meglio: 27,7 miliardi di sofferenze su oltre 113 miliardi di impieghi. Meno di un quarto contro il 32% di EUROFIDI. Certo, le attività di un consorzio fidi sono molto diverse da quelle di una banca. Ma leggendo i verbali dei cda di Eurofidi e dell’assemblea che approva il bilancio dell’esercizio 2014, l’idea che viene alla mente è quella del Titanic. Non si spiega altrimenti come dopo tre esercizi in perdita – 7,5 milioni nel 2014, 27 nel 2013 e 17 nel 2012 – e un aumento di capitale da 50 milioni dagli esiti allora quantomeno incerti, le voci di dissenso sulla gestione siano limitate a qualche consigliere e nessun problema venga sollevato da revisori e collegio sindacale.

Sulle spese di EUROFIDI ci sono cose quantomeno imbarazzanti.

Le auto aziendali, ad esempio, costano oltre 800 mila euro l’anno. E poi c’è il passaggio di soldi da Eurofidi alle società che fanno riferimento a Eurogroup: Eurocons, Euroventures e Euroenergy. Due su quattro sono presiedute dallo stesso Nobili. Mentre Scoffone è al vertice (consigliere delegato) di Eurogroup. Le società si presentavano tutte e cinque insieme, ma dal punto di vista tecnico non erano un “gruppo” unitario. Nel 2014, il travaso di risorse per distacco del personale e servizi vari tra Eurofidi ed Eurogroup è pari a oltre 5 milioni. Il bello è che mentre Eurofidi (partecipata dalla finanziaria regionale Finpiemonte, da una serie di banche e da 57 mila imprese clienti), chiude i bilanci in perdita, Eurogroup (partecipata solo dalle stesse imprese clienti di Eurofidi ma gestita in pratica dagli stessi soggetti) è in utile. Almeno fino 2015, quando Eurofidi, anche in seguito alle polemiche innescate da alcuni articoli di stampa, rompe il legame incestuoso e apre la voragine.

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